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Liberi sì, di Rimanere a Casa

Written by Andrea Paviotti

26 aprile, ore 20:20. Il telegiornale si interrompe per la conferenza stampa programmata, sento un brivido lungo la schiena: sono emozionato. Penso che i nord coreani abbiano una reazione simile quando il buon vecchio Kim appare in televisione, generalmente per annunciare con orgoglio quante patate a testa potrà mangiare il popolo il mese successivo. Che poi sembra sia morto o in fin di vita. Secondo me da qualche mese a questa parte si stava già gradualmente reincarnando in alcuni politici europei. L’Avvocato del Popolo. Certo non è affettuoso quanto “Caro Leader”, però è un epiteto niente male per un uomo con le giuste ambizioni.

Ieri festeggiavamo la Liberazione, oggi assistiamo impotenti mentre viene seviziata a colpi di DPCM. Ma non voglio entrare nei tecnicismi giuridici con cui un uomo solo sta estirpando le nostre libertà: non ho né carta né voglia a sufficienza di elencare tutti gli articoli della Costituzione stuprati da questo governo. Il punto è che non solo ci stiamo abituando a questa situazione, ma ci sta iniziando a piacere.

Ci incanta il tono paternalistico con cui il nostro Amato Presidente annuncia che finalmente possiamo celebrare i funerali in 15, che possiamo correre oltre i duecento metri da casa e vedere i nostri familiari, purché non diventino dei “family party”. Cosa intenda con questa espressione non è chiaro, ma noi godiamo di ogni parola con cui ci viene concessa una briciola mentre la pagnotta rimane salda nelle mani del nostro uomo, e l’anglicismo amplifica l’orgasmo. Lui sa cosa è meglio per noi, ci tiene alla nostra sicurezza, ci ama. Se continua a tenerci sotto chiave è per il nostro bene, non certo perché gli piace! Invece gli piace eccome. Il potere di dire no, di legarci con la sua infinita saggezza e poi stuzzicarci con la piuma delle task force, delle autocertificazioni, dei droni, dei posti di blocco, delle conferenze stampa in cui tutti pendiamo dalle sue labbra.

Chi legge potrebbe obiettare dicendo: “sei irragionevole, è una situazione di emergenza, fa il meglio che può in tempi difficili” e altre panzane del genere. Io rispondo che la strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni. Sicuramente il Nostro Presidente pensa di fare il bene, piano piano potrebbe anche convincersi di essere il bene, il salvatore. Dunque perché aprire le Regioni non contagiate del sud Italia il quattro maggio? Perché permettere gli spostamenti nella propria Provincia senza autocertificazione? Perché approfittare dell’app sicura e già pronta sviluppata da Apple e Google per iniziare un monitoraggio sanitario sensato? Sarebbe una strategia volta a
una graduale riapertura. Ma chi ha bisogno di un piano serio e ragionevole se la Soluzione si è incarnata ed è saldamente alla guida del Paese?

Dobbiamo rimanere vigili, non abituarci alla privazione della libertà senza condizioni, alla chiusura come unica risposta di un potere che si ritiene inevitabile e onnipotente. Si può pensare una strada diversa, si ha l’obbligo morale di spronare chi comanda a impegnarsi di più, sempre. Non è ammissibile che un Presidente del Consiglio pontifichi in diretta nazionale lodando acriticamente le proprie decisioni passate e future. In tempi tanto complessi la domanda interiore deve tormentare giorno e notte chi comanda: “Avrei potuto fare di più? Potrò in futuro decidere meglio?”. Questo deve trasparire dalle parole di un uomo politico, niente di meno esige il popolo italiano. Questo è il tempo delle scelte coraggiose, l’autocompiacimento lasciamolo ai regimi totalitari.

Italia, io temo che tu sia in una relazione tossica: quello che scambi per amore è gelosia, quello che pensi sia il tuo principe azzurro è un ometto che gode nel vederti sua prigioniera. Liberatene, e guardando indietro potrai ridere a piena voce di questi giorni di follia e del pericolo scampato.

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