Ma non è che, sotto sotto, “Si stava (veramente) meglio quando c’era Lui”?
Dopo aver letto le ultime dichiarazioni del ministro degli esteri a proposito della presunta affidabilità delle donne che vestono la gonna lunga, Instagram mi ha proposto un meme e un reel.
Nello specifico, il meme aveva come protagonista Silvio Berlusconi il quale, rispondeva per le rime dall’aldilà ad Antonio Tajani con le parole del celebre personaggio de Il signore degli anelli, Vermilinguo, (“Tu sei bandito dal regno di Rohan…”) e il reel, invece, aveva come oggetto il fenomeno della manosfera.
Malgrado la diversità dei contenuti appena citati, entrambi mi hanno tuttavia costretto a una riflessione non poco provocatoria che non a caso, (credo), non può fare a meno di prescindere ancora una volta da Lui, il Cavaliere e quindi da una domanda: si stava (veramente) meglio quando c’era Lui?
Premesso che il berlusconismo è un periodo le cui caratteristiche è ancora prematuro affrontare con il rigore che si conviene ad uno storico, esso è stato senz’altro un momento della storia italiana complesso e ricco di chiaroscuri.
Ciononostante, alla luce di una serie di eventi e di dichiarazioni, (tra cui appunto quella di Antonio Tajani) credo sia inevitabile chiedersi se qualcosa, tutto sommato, non sia peggiorato nel corso degli ultimi decenni.
È senz’altro vero che il rischio di ricordare il passato con nostalgia sia concreto ma è pur sempre vero che se in Italia, la destra (o ciò che presume di essere destra), si ritrova costretta a “strizzare l’occhio” a chi crede davvero che si possa valutare l’affidabilità di una donna dalla lunghezza della gonna significa che qualcosa è andato veramente storto dai tempi del “Drive in”.
Non diversamente, se la destra in Italia (o ciò che presume essere destra) crede davvero che Roberto Vannacci sia una risposta, significa che bisogna ancora fare molto per ricordare ai più che è esistita da qualche parte una destra liberale che si è da sempre riconosciuta nei valori dell’autodeterminazione di ogni individuo, (a prescindere dal colore della sua pelle e dai suoi orientamenti sessuali).
Di conseguenza, sebbene sia anche responsabilità di Silvio Berlusconi il fallimento di quella “rivoluzione liberale” di gobettiana memoria per la quale lui stesso si era speso nel 1994 e sebbene sia altresì responsabilità del Cavaliere la stessa polarizzazione con la quale oggi sovente si è costretti a confrontarsi quando si discute di politica, chiedersi appunto se nel frattempo le cose siano davvero andate in malora forse è ben più di una naturale esigenza ma un vero e proprio dovere.
Perché, infatti, pur essendoci a lungo lamentati dello stile di vita di Silvio Berlusconi e di quello che le sue televisioni hanno raccontato agli italiani, gli anni del “Drive in”, di “Non è la Rai” e perché no, dello stesso “Bunga bunga” sembrano all’improvviso per qualcuno anni spensierati in cui tutto sembrava possibile? In altre parole, perché, ad un certo punto, siamo passati a vivere anni in cui potevano tutti divertici a vivere anni dove i politici possono davvero credere che l’affidabilità di una donna passi veramente per la lunghezza della sua gonna?
Lungi da me ogni tentativo di riconoscere che una volta, tutto sommato, “si stava meglio” (in termini generali) ma lo stesso fenomeno della manosfera che ho citato in apertura a questo contributo non è forse un ulteriore campanello d’allarme?
Se le dichiarazioni di un ministro e le proposte di Roberto Vannacci hanno l’effetto di contribuire a polarizzare ancora di più uno scontro tra i sessi dove le donne si pretende possano esprimere la loro libertà solo nell’ostentazione del nubilato e gli uomini nella paura e quindi, appunto, nel rancore, domandarsi se i tempi in cui in televisione si poteva al contrario ostentare da ambo le parti una spensieratezza talvolta un po’ osé fossero più felici credo sia normale.
Non è certo questo il contesto adatto a confrontare l’economia dell’Italia di oggi a quella di ieri e non solo perché richiederebbe tempo ma anche perché l’Italia di oggi, rispetto a quella degli anni ’80, 90 e dei primi anni Duemila si ritrova coinvolta in scenari geopolitici ben diversi; ciononostante, è innegabile il fatto che oltre a essere stati più spensierati siamo stati anche più ricchi.
Per cui delle due, l’una: o si stava veramente meglio quando c’era Lui o forse non abbiamo ancora imparato a reagire ai tempi che viviamo.
In conclusione, credo che rispondere non sia semplice ma che tutto sommato pochi abbiano veramente compreso il presente.
Se nonostante le comodità della tecnologia, la possibilità di essere sempre connessi, le sedute in terapia e un linguaggio inclusivo di cui ci riempiamo la bocca in ogni occasione non siamo infatti ancora capaci di parlare con schiettezza con il collega, il vicino di casa e, naturalmente, esprimere le nostre emozioni con spontaneità e educazione a un ragazzo o a una ragazza potremmo mai considerarci consapevoli delle ombre di ciò che è stato e delle ombre che abbiamo scelto di perpetuare?
Le luci sfavillanti della ribalta dei tempi d’oro della televisione commerciale nascondevano anche aspetti poco piacevoli e nessuno, credo, può dimenticare che gli italiani abbiano preferito prima di tutto lo spettacolo alla cultura ma dal momento che nella vita non può esistere l’uno, senza l’altra, cosa ci impedisce, oggi, di svegliarci da un incubo in cui ci ritroviamo costretti a cibarci di astio per sopravvivere?
Forse, non solo l’aver dimenticato che lo spettacolo e la cultura, come già ricordato, possono (e devono) vivere in simbiosi ma quella stessa tradizione liberale che professava un certo John Locke quando teorizzava il diritto dei cittadini di sovvertire l’ordine costituito qualora il sovrano avesse rotto il patto sociale…
