Politica Interna & Affari Esteri

“Mi sono rotto i coglioni”

Written by Nicola De Vita

Sono trascorsi quattro secoli dalla cosiddetta Guerra dei Trent’anni (precisamente 403 anni); ciononostante, vi sono ancora tracce di quel conflitto sul volto dell’Europa…

Non a caso, un ricordo della potenza evocativa che sconvolse il continente europeo nel trentennio tra il 1618 e il 1648, portò addirittura il drammaturgo tedesco Bertold Brecht a scrivere, alla vigilia della Seconda guerra mondiale, il dramma “Madre coraggio e i suoi figli” e ad elevare di conseguenza la Guerra dei Trent’anni a tragica metafora universale di tutte le guerre.

Ma la Guerra dei Trent’anni non è stata l’unica guerra di religione ad aver sconvolto il Vecchio continente.

Tra il sedicesimo secolo e il diciottesimo secolo si contano, infatti, almeno venti episodi violenti tra cui, oltre alla Guerra dei Trent’anni anche la rivoluzione inglese di Oliver Cromwell e i massacri dei Valdesi e degli Ugonotti in Francia e in Italia.

Oggi, nonostante il ricordo, le guerre di religione hanno un volto diverso perché la religione stessa ha mutato pelle ed avendo la scienza, (pardon, lo scientismo) soppiantato Dio, si combatte per lo stesso e in nome di esso.

A contendersi la scena non ci sono più i cattolici contro i protestanti. No. Ci sono i Si-vax contro i No-vax.

Che schifo. Lo posso dire? Certo! Che schifo, dunque!

Ridicoli e puerili sono gli esseri umani che non sanno trovare alternative al tribalismo: essi negano infatti la loro autentica umanità, rifiutano il confronto, si negano l’elevazione e si condannano, in definitiva, all’oscurità.

Mi guardo intorno e ammetto, senza vergogna, di essere profondamente deluso dal clima attuale: nonostante tutte le opportunità che abbiamo, nonostante tutte le possibilità che abbiamo per fare ricerche si predilige costantemente una solo visione.

Se dovessi riassumere, con poche parole, il motivo della mia tristezza non potrei non citare, per cominciare, il “dibattito” intorno al “lasciapassare verde”: uno strumento complesso e terribilmente innovativo.

I dubbi, intorno ad esso, siano giuridici, etici o addirittura scientifici, non importano più: il tempo per le riflessioni e gli approfondimenti è un tempo sprecato, “un tempo piccolo” perché se sei contrario sei automaticamente “x” e non puoi scappare.

Cosa resta, pertanto? Cosa resta del confronto in un paese dove non si fanno più prove scritte a scuola e si denunciava già nel 2019 un livello di analfabetismo funzionale pari all’80%?

Nulla. Anzi: il vuoto.

Con le premesse appena descritte quante altre cose si possono dimenticare?

Facciamo un po’ di chiarezza: fino al 2019, gli italiani erano un popolo di furbacchioni e incivili. Insomma, un popolo di egoisti. Poi, all’improvviso, il vaccino anti Covid-19 li ha resi “responsabili”.

E meno male! Meno male, davvero. Se avessimo saputo che un vaccino sarebbe bastato per rendere più “civili” gli italiani lo avremmo fatto prima ma forse…forse gli italiani, in larga parte, hanno aderito alla campagna vaccinale per paura quindi non prendiamoci in giro e torniamo a dare massa alla logica.

Insomma, per citare Renato Pozzetto nel film “Il ragazzo di campagna”, “mi sono rotto i coglioni”.

Già, “mi sono proprio rotto i coglioni” di ascoltare una narrazione che divide il mondo tra buoni e cattivi, tra altruisti ed egoisti perché no, non è vero che tutti coloro che si sono vaccinati lo hanno fatto per senso di responsabilità e no, non è vero che tutti coloro che non si sono vaccinati non lo hanno fatto per egoismo.

“Mi sono dunque rotto i coglioni” di ascoltare opinioni pseudo scientifiche che il giorno successivo vengono smentite e il giorno dopo ancora nuovamente confermate. “Mi sono rotto i coglioni” di vedere dei virologi assurgere a rango di star televisive. “Mi sono rotto i coglioni” di sentire le loro opinioni contradditorie. “Mi sono rotto i coglioni” della loro assenza di umiltà nel riconoscere gli errori.

“Mi sono rotto i coglioni” di vedere le persone dividersi acriticamente su tematiche delicatissime ma che purtroppo vengono quotidianamente banalizzate. “Mi  sono rotto i coglioni” di sentir dire amenità come “bisogna vaccinare tutti per sconfiggere il Covid-19 e “mi sono rotto i coglioni” di vedere le persone sputare rabbia e rancore contro il prossimo esclusivamente perché non hanno ancora imparato a gestire le frustrazioni di una vita scialba. “Mi sono rotto i coglioni” di ascoltare critiche senza capo né coda da parte di pseudo leader di piazza incapaci che cercano solo visibilità.

“Mi sono rotto i coglioni” di notare disparità di trattamento tra frasi come “in terapia intensiva non serve il Green pass” e frasi realmente ironiche come “chi spaccia ipocondria per senso civico, merita di essere investito dal carrello dell’Eurospin”. “Mi sono rotto i coglioni” di ripetere che se critica deve essere essa non deve alzarsi verso parti diverse ma dalle parti contro uno Stato che agisce in modo non trasparente.

Insomma, e così concludo il mio “bombardamento”: “mi sono proprio rotto i coglioni” di persone che si sono perse per strada la gentilezza e la ragione.

P.S. Vi saluto, in conclusione, ricordandovi perché non è possibile sconfiggere il Covid-19 vaccinando tutti. Punto primo: quando nel 2009 la Corte costituzionale censurò il legislatore quando si è voluto sostituire alla scienza medica, pose “l’accento sui limiti che alla discrezionalità legislativa pongono le acquisizioni scientifiche e sperimentali, che sono in continua evoluzione e sulle quali si fonda l’arte medica” (sentenza n.151 del 2009).

Così facendo, aprì un dubbio: è ragionevole credere che il legislatore, per non abusare del suo potere e non incorrere quindi in una censura d’irragionevolezza debba affidarsi alle evidenze scientifiche come certificate dagli appositi organismi consultivi del Ministero della Sanità, a tal fine preposti come il Consiglio superiore di sanità e l’Istituto superiore di sanità?

La risposta fu sì.

Se è vero, allora, che i trattamenti sanitari obbligatori si giustificano fintantoché diretti “non solo a migliorare o a preservare lo stato di salute di chi vi è assoggettato, ma anche a preservare lo stato di salute degli altri” (C. cost. 307/1990, 2; 118/1996, 107/2013), cosa dobbiamo dire delle reazioni avverse evidenziate in numerosi pazienti dopo l’avvenuta somministrazione del vaccino anti Covid-19?

“Effetti collaterali” direbbe qualcuno, certo, ma pur sempre episodi reali e da tenere in considerazione…

Dunque, assumendo l’impossibilità per determinati pazienti di ricevere questo vaccino senza effetti collaterali, cosa dobbiamo fare? Sacrificarli sull’altare dello scientismo?

In breve: se fosse provato che la somministrazione massiccia di vaccini possa recare danni alla salute per alcune persone, il legislatore non potrebbe imporne l’obbligo giacché in tal caso preserverebbe solo la salute collettiva a scapito di quella del singolo.

Secondo: la vaccinazione dell’intera popolazione italiana non può avvenire nello stesso momento, quindi, non sarebbe possibile avere la certezza che in un ampio periodo di tempo il virus non muti.

Terzo: il virus, appunto, muta. E muta molto più velocemente di malattie come la Poliomielite e la tubercolosi quindi non facciamo paragoni “ad mentula canis”.

Quarto: in Occidente esiste dal 1215, ossia dall’introduzione della “Magna Charta Libertatum” il principio dell’Habeas corpus, un principio che afferma quanto segue:  il corpo umano del cittadino è inviolabile, non appartiene allo Stato e  nessuno pertanto può usare il corpo del cittadino senza il suo consenso, (le misure detentive sono un’eccezione ma non a caso, i detenuti stessi conservano numerosi diritti).

Quinto: cosa faremo dei paesi economicamente più arretrati quando diventeranno il teatro in cui si svilupperanno nuove varianti? (i paesi occidentali sono accaparrati oltre il 70% delle scorte di vaccino disponibili).

Come abbiamo visto, è estremamente delicato imporre un obbligo vaccinale perché non è detto che lo stesso vaccino possa essere un beneficio per tutti.

Quindi, per citare il dottor Crisanti, fare la guerra ai c.d. “no-vax” è inutile senza preventivi chiarimenti da parte delle Autorità su tutte quelle contraddizioni che meriterebbero un approfondimento immediato.

P.P.S. In ogni caso, “mi sono rotto i coglioni” anche di quelle scuole dove non si critica il crollo dei programmi scolastici e l’aridità dei metodi di insegnamento ma si pensa piuttosto che un asterisco risolva i problemi di genere.

Dai, si può davvero credere che i diritti delle donne si debbano difendere solo a giorni alterni? Non scherziamo: perché nessuno si è indignato per la scelta dell’Austria quando, di fatto, ha incoraggiato la prostituzione e regalato 30 minuti con una escort a chi faceva il vaccino?

Si, va bene, lo avranno “fatto in nome della scienza” ma a questo punto, “rebus sic stantibus” anche io  intendo indignarmi per un  asterisco in “nome della musicalità della lingua italiana”.

In ogni caso, a proposito del caso austriaco, chissenefrega, d’accordo? Chissenefrega: se un uomo ha bisogno di essere incentivato a vaccinarsi con un’offerta a luci rosse non è più un uomo.

About the author

Nicola De Vita

Classe 1994.
Autore de "L'alba di sangue".
La passione per l’innovazione e un'insaziabile curiosità mi spingono ogni giorno a lavorare per diversificare il mio profilo.
Cercatore insaziabile di novità, avido lettore, appassionato di storia, arte, cinema, musica, buona cucina e buon vino.
Credo fortemente nella capacità del singolo di migliorarsi attraverso il lavoro e l'impegno.

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