Economia & Mercati

Sangue, Soldi e Petrolio

Written by Nicola De Vita

Poche risorse hanno scatenato nella storia una lotta feroce tra le nazioni quanto il petrolio.

Il petrolio è stato (ed è tutt’ora) una delle principali risorse energetiche di cui si serve la nostra civiltà.

Il controllo del petrolio, dei suoi giacimenti, delle sue rotte è stato un elemento importante per tutta la storia del ventesimo secolo.

Capire questo significa comprendere gran parte delle scelte strategiche e geopolitiche dei paesi che hanno fatto la storia degli ultimi cento anni.

Fu lo Scoppio della Prima guerra mondiale che fece emergere il ruolo a livello strategico dell controllo delle risorse petrolifere.

La Grande Guerra aveva rimpiazzato la cavalleria con i carri armati che funzionavano a petrolio (nella fase 1917-1918 l’80% del combustibile era di provenienza statunitense). L’armistizio ed il successivo smembramento degli imperi centrali (Russo-Tedesco-AustroUngarico e Ottomano) trasformò i vecchi domini in immensi terreni di caccia per la spartizione delle risorse relative.

Furono soprattutto Francia e Gran Bretagna a puntare ai territori dell’ex Impero Ottomano, poiché erano ricchi di petrolio.

Gli Stati uniti non furono da meno e puntarono presto ad acquisire in Messico i giacimenti petroliferi.

L’accordo firmato nel 1916 tra Londra e Parigi, conosciuto come Sykes-Picot, aveva stabilito la spartizione del controllo del Medio Oriente fra le due potenze. Siria e Libano alla Francia, mentre al Regno Unito Giordania ed Iraq. In seguito francesi e Britannici si spartirono le risorse dell’Iraq escludendo Washington dall’accordo. Dopo la firma, Londra inviò quasi un milione di soldati inglesi in Medio Oriente, occupando  la regione. L’obiettivo era semplice: pompare oro nero a basso costo per rifornire di carburante le proprie navi e le brigate corazzate.

Il Mediterraneo giocava quindi un ruolo fondamentale.

Resta il fatto che non era possibile lasciare il monopolio del petrolio agli americani.

Nel 1871 l’allora presidente USA Ulysses S. Grant, generale che portò alla vittoria le truppe nordiste su quelle della Confederazione nella guerra civile 1861-1865, in un discorso spiegò come l’estrazione petrolifera in Pennsylvania aveva contribuito in modo decisivo alla vittoria Unionista.

Ebbe quindi inizio un rapporto indiretto di collaborazione tra Washington e l’industria petrolifera sulle politiche militari ed i rapporti internazionali.

Nella prima metà del ventesimo secolo, gli USA avevano un’economia prospera ed un’autosufficienza energetica grazie ai giacimenti di petrolio del Texas, Kansas e California. Ma dopo la seconda guerra mondiale gli USA si affermano come Superpotenza assieme all’Unione Sovietica.

Washington decise di aumentare quindi la propria influenza nella regione del Medio Oriente, ricca di giacimenti petroliferi.

Nel 1973, per evitare possibili tradimenti dei paesi arabi, il Segretario di Stato di allora, Henry Kissinger, decise di far autorizzare l’invio dell’Aviazione statunitense nei paesi arabi come il Kuwait e gli Emirati Arabi Uniti.

Nel 2003, con la Seconda guerra del Golfo, l’occupazione dell’Iraq e la caduta del regime di Saddam Hussein molti videro  l’occupazione dell’Iraq come l’epilogo finale della lotta per il petrolio che gli Usa conducevano dal 1973.

Come sostenne lo stesse Kissinger, la lotta nelle periferie serviva a scaricare la tensione dal centro.

Con buona pace di chi sosteneva la fine della storia, gli ultimi anni di confusione geopolitica ed economica stanno inevitabilmente preparando l’avvenire di qualcosa di nuovo.

Il petrolio è una risorsa limitata e presto dovremo fare i conti con un modello alternativo.

La forte vocazione ecologista che ispira gli autori orienta il pensiero in una direzione diversa da  quella fino ad ora seguita: se la storia dopotutto ci insegna qualcosa, dobbiamo imparare a saper dare un senso all’innovazione, unica vera soluzione alle crisi.

About the author

Nicola De Vita

Classe 1994, lettore vorace dall'età di sei anni e autore dei romanzi "L'alba di sangue" e "Il regno di Romolo".
Di me dicono che sono una "cattiva persona", un anticonformista, un liberale e "un intrepido narratore di sogni".
P.S. Credo nella potenza della razionalità e in tante altre straordinarie rarità.

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