Nella mente di Mariù Pascoli

L’eredità che lascia Giovanni Pascoli quando muore, nel 1912, non è solo materiale o poetica: lascia infatti a sua sorella Maria, Mariù, una promessa: quella di essere tumulato nell’unico posto dove sia mai stato felice.

È quindi nei difficili giorni che seguono la morte di uno dei maggiori interpreti del decadentismo italiano che si snodano le vicende del romanzo Riflessi inversi di Enrico Bruschi pubblicato nell’autunno del 2025 da Maschietto editore.

Già autore del romanzo Sottomissione e di un notevole lavoro che lo ha visto impegnato nel raccogliere le testimonianze di quei medici che hanno lavorato in prima linea a Codogno allo scoppio della pandemia, Enrico Bruschi si è confrontato qui però non già con la figura di Giovanni Pascoli bensì con quella della sorella Maria, la quale fin dalle prime pagine si rivela essere una donna ben diversa dalla donna che abbiamo sempre conosciuto.

Il libro sarà presentato giovedì 16 aprile alle 18.00 presso la libreria Sottotraccia in via Felice Orsini 10, una libreria indipendente di recente apertura ma già brillantemente inserita nel contesto culturale della città di Imola.

La vera protagonista del romanzo, in ogni caso è, come anticipato, Maria Pascoli, detta Mariù.

Nei momenti che precedono la tumulazione della salma a Castelvecchio di Barga, in provincia di Lucca, la sua personalità emerge in maniera preponderante e si rivela essere quella di una figura insolita, una figura degna di una vera e propria Antigone moderna il cui coraggio la sprona a battersi contro chiunque pur di dare compimento alle ultime volontà del fratello.

Nei tre giorni che precedono quindi le esequie, il viaggio di Mariù si trasforma in un confronto non solo con i fantasmi della cultura ufficiale e della politica ma con la sua stessa famiglia e un passato che non avrebbe potuto non emergere in un momento così complicato.

I lati più oscuri e segreti che hanno cementato il legame per decenni tra i fratelli Pascoli sono perciò descritti con attenzione seguendo un ritmo a suo modo incalzante, un ritmo che grazie appunto ai numerosi flashback descritti, non solo ci permette di comprendere meglio le dinamiche affrontate dalla protagonista nei giorni in cui si prepara a dire addio al fratello ma che ci costringe altresì a fare i conti con una domanda che non possiamo evitare: con la morte dell’autore dei Canti di Castelvecchio è davvero morto l’unico poeta di casa Pascoli?

Mariù, infatti, non sembra essere stata una mera spettatrice dell’attività letteraria del fratello ma a momenti una vera e propria protagonista; in altre parole, un’interprete di primo piano divisa tra i suoi doveri e un bisogno quasi viscerale di scrivere al quale proprio non riesce a rinunciare.

Non è tuttavia nel riflesso (inverso) del fratello che si esprime la vocazione di Mariù, (sebbene questi non la scoraggi) bensì nel rapporto con altre due donne altrettanto interessanti: Vittoria Aganoor Pompilj ed Eugenia Codronchi Argeli, una scrittrice imolese il cui pseudonimo, Sfinge, promette a coloro che vorrebbero scoprire le sue opere una ricerca appassionante come quella di un egittologo alle prese con le insidie del tempo e del deserto…

Come sottolinea Enrico Bruschi, il romanzo si basa per buona parte sulla biografia ufficiale di Giovanni Pascoli, Lungo la vita di Giovanni Pascoli: un testo considerato dagli studiosi come la principale opera di riferimento per comprendere le vicende famigliari del poeta.

La biografia in questione non è tuttavia firmata da uno sconosciuto bensì dalla stessa Maria, la quale, precisamente, non è solo una testimone ma una protagonista di primo piano essendo stata la sorella che si rifiutò di lasciare quel “nido” tanto caro allo stesso Giovanni Pascoli.

L’opera fu pubblicata nel 1961 dopo numerose vicissitudini perché Mariù dovette riscriverla (a memoria) dal momento che durante la guerra la tipografia che avrebbe dovuto stampare il testo fu distrutta.

È quindi pacifico, come appunto sottolinea lo stesso Enrico Bruschi, nutrire alcuni dubbi circa l’attendibilità “storica” di Lungo la vita: un testo che può essere stato senz’altro oggetto di ripensamenti, dimenticanze, invenzioni, distorsioni intenzionali e accidentali.

Tuttavia, Lungo la vita rimane però un testo decisivo ed è importante ricordarlo come già sottolineato soprattutto perché mescola, non diversamente dallo stesso romanzo Riflessi inversi, generi letterari molto diversi come la biografia, l’autobiografia, il memoir, l’autofiction e, perché no, lo stesso romanzo.  

In conclusione, Riflessi inversi, un romanzo avvincente, dedicato al coraggio femminile, ai silenzi e ai segreti che determinano i rapporti famigliari di una delle più discusse famiglie della letteratura italiana, si propone non tanto come un testo su Mariù ma di Mariù la cui opera poetica deve essere ancora scoperta, approfondita e liberata in buona sostanza di quelle stereotipizzazioni che hanno sovente descritto in effetti la più giovane tra le sorelle di Giovanni Pascoli.

Non diversamente, Riflessi inversi si propone altresì come una sfida (una sfida che sui social in questi giorni sarà proposta non solo sul profilo della libreria Sottotraccia) per invitare i lettori e le lettrici a ri-scoprire quei talenti nati forse troppo presto e capire, di conseguenza, chi fossero Maria Pascoli ed Eugenia Codronchi, rispettivamente, (forse non a caso), Sibilla e Sfinge…