Politica Interna & Affari Esteri

Il ritorno della politica

Written by Nicola De Vita

Tanto tuonò che alla fine… Con il 44% dei consensi, la coalizione guidata da Giorgia Meloni conquistò la maggioranza assoluta dei due rami del Parlamento sbaragliando la concorrenza. E adesso?

Come già ebbi modo di spiegare, non ho votato e non me ne vergogno: a chi avrei potuto, in effetti, affidare le mie già compromesse speranze? Sono un liberale, un libertario, ciò in cui credo non esiste e di conseguenza sarebbe stato assai difficile per me votare “il meno peggio”.

In ogni caso, Giorgia Meloni si appresta a diventare la prima donna a capo di un governo in Italia e, non me ne voglia quella mia amica che non crede nell’oggettività, il suo successo è, appunto, oggettivamente storico.

Ciò basta per essere comunque soddisfatti? Procediamo con ordine…

Fratelli d’Italia prima di sconfiggere il Partito democratico, il M5S e il Terzo polo ha sconfitto il governo Draghi poiché ha incassato il sostegno di chi ha ampiamente criticato quello che (non) fu l’“esecutivo dei migliori”.

A prescindere da tutto, vi è perciò un dato che, ad essere sinceri, non dispiace nemmeno al sottoscritto: avremo un governo politico e chi ha scelto Giorgia Meloni ha detto “basta” ai tecnici, alle alleanze eterogenee e noiose.

Se, l’eventuale governo di centrodestra sarà all’altezza delle aspettative e delle sfide che sembrano avvicinarsi è difficile saperlo; ciononostante, i mercati non hanno tremato e gli Stati Uniti d’America stessi hanno accolto l’esito delle elezioni politiche senza nessuna tragedia.

La verità, infatti, con buona pace di Damiano David, il leader dei Maneskin, è che la vittoria di Fratelli d’Italia non è la vittoria del fascismo ma una vittoria che, alla luce di una serie di eventi, non turberà più di tanto la finanza e Washington.

Vero, in seno a Fratelli d’Italia vivono ancora degli estremismi ma dove, oggi non vivono degli estremismi?

Dopo due anni di recriminazioni, privazioni e provvedimenti come il “Green pass” (stra)parlare di fascismo può essere inappropriato e fuori luogo, perciò, sarò franco e rispondendo idealmente a chi teme di vedere Giorgia Meloni affacciarsi dal balcone di Palazzo Venezia consiglio di non affannarsi e di ricordare che quando Mario Draghi sedeva a Palazzo Chigi hanno avuto luogo discriminazioni ben peggiori di quelle che oggi prevedono.

Se l’Italia sarà o meno in grado di affrancarsi dalla dipendenza di quelle ingerenze straniere che spesso le hanno impedito di essere, di fatto, autonoma non lo so. Sta di fatto che, se è vero che “tutto deve cambiare affinché nulla cambi” a Bruxelles (e quindi a Washington) possono stare tranquilli…

Cosa sarà, in conclusione, di noi?

Se, quando scrivete di “onda nera” temete il coprifuoco, una tessera per andare a lavorare, la discriminazione in caso di opinioni difformi dalla maggioranza, la perdita del posto di lavoro nell’eventualità in cui vi ritroviate in disaccordo con l’Esecutivo sappiate che tutto questo è accaduto, come già ripetuto, negli ultimi due anni quando Mario Draghi era Presidente del Consiglio dei ministri.

Se, quando ripensate, infine, ai comizi della leader di Fratelli d’Italia pensate ad un arretramento dei diritti sappiate che ciò è già accaduto per colpa di un capitalismo che non è più tale e di una tecnica che ha ingannato ogni parte della nostra anima per cui attenzione: un ulteriore passo indietro sarebbe certo un reale problema ma checché ne dicano Roberto Saviano o, appunto, Damiano David, spesso e volentieri ciò che ha realmente difeso Giorgia Meloni è stato ampiamente incompreso e strumentalizzato per esacerbare una dicotomia necessaria ma, in sostanza, priva di fondamento.

L’opposizione sarà quindi mero appannaggio del mondo dello spettacolo? Chi può dirlo…

Ciò che per certo sappiamo è che gli italiani non hanno “votato di pancia” (con buona pace di Carlo Calenda) perché la democrazia non può convincerci solo quando vincono i “buoni”: se così fosse, infatti, si potrebbe abbandonare al loro destino le aree extraurbane e le periferie già domani mattina.

P.S. In ogni caso, le elezioni che abbiamo appena vissuto (o sopportato) sono state le meno partecipate della storia repubblicana e l’affluenza definitiva è stata, in effetti, pari al 64% (con un calo del 9% rispetto al 2018).

Ora, chiedersi se la vittoria di una coalizione (e quindi la probabile formazione di un governo politico) possano aiutare a superare una disaffezione naturale dopo quasi dieci anni di governi tecnici è legittimo; tuttavia, occorre ricordare che governare con dei politici non basterà poiché bisognerà porre un argine a tutti quei difetti che, in un modo o nell’altro, hanno deluso numerosi elettori (me compreso): il fatto, ad esempio che i partiti possano candidare un bergamasco a Palermo ma che un palermitano che lavora a Bergamo non possa votare dove ha il domicilio nel 2022 è assurdo.

Come se non bastasse, è altrettanto assurdo il fatto che non sia ancora possibile presentare delle liste in formato digitale e che alcune liste come quella di Marco Cappato si ritrovino costrette a denunciare una contraddizione giuridica e tecnica che avremmo già dovuto superare ampiamente un decennio fa…

Insomma, Giorgia Meloni riuscirà a rispondere agli italiani? Ma soprattutto riuscirà a dimostrare che preoccuparsi delle camicie nere è eccessivo? La classe dirigente che sceglierà saprà scrivere una nuova pagina di storia? Come abbiamo visto, la politica può insegnarci che indugiare può essere pericoloso e che la forma non sempre basta per cui…occhi aperti!

About the author

Nicola De Vita

Classe 1994, lettore vorace dall'età di sei anni e autore del romanzo "L'alba di sangue".
Di me dicono che sono una "cattiva persona", un'anticonformista, un liberale e "un intrepido narratore di sogni".
P.S. Credo nella potenza della razionalità e in tante altre straordinarie rarità.

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