Fritto Misto

Fenomenologia del complotto

Written by Nicola De Vita

Quando nel 1958 Ian Fleming inizia a scrivere “Thunderball” ha un obiettivo molto chiaro: preparare l’arrivo al cinema di James Bond. Lo spunto per iniziare a scrivere il libro è autobiografico, il plot è semplice ma il colpo di scena è geniale: questa volta l’agente segreto più famoso del mondo non deve confrontarsi contro il tradizionale nemico sovietico ma contro la SPECTRE, un conglomerato di cervelli criminali uniti non dall’ideologia ma dalla sete di guadagni.

La SPECTRE (acronimo di Special Executive for Counter-intelligence, Terrorism, Revenge and Extorsion) non è quindi solo un’organizzazione criminale guidata da Ernst Stavro Blofeld, ma anche un’esigenza narrativa che si alimenta del vuoto creato lì dove vengono meno le ideologie tra le superpotenze e germogliano i fiori del male dell’interesse. La sua essenza più cupa si nutre inoltre indiscutibilmente di un mito, un mito narrativo che ha origini ataviche e ancestrali e affonda le sue radici nella necessità di contrapporre ad un eroe buono, un’antagonista ovviamente, (nello specifico, un’antagonista senza volto).

Dopo il 1958, i nemici di James Bond e di tutti i sudditi della Corona non saranno quindi più solo persone come Ernst Stavro Blofeld o Emilio Largo, ma tutti coloro che aderiranno alla SPECTRE e alla sua natura olistica dove la sommatoria funzionale dei singoli è sempre maggiore, o comunque differente, delle medesime parti prese singolarmente.

Il ruolo della SPECTRE ha dunque un’importanza non secondaria in un quadro narrativo post- contemporaneo (oggi più che mai): nel suo rappresentare l’origine del male, essa rappresenta infatti il riferimento moderno più concreto di quella già citata necessità di attribuire le colpe per i mali del mondo ad un responsabile definito (ma mai pienamente definibile).

Che ci piaccia o no, la SPECTRE in ogni caso esiste anche oggi (almeno sul web) e ha un nome decisamente più illuminante: Nuovo Ordine Mondiale. Se un tempo, di fatto, la responsabilità dei disastri che affliggeva l’umanità veniva attribuita agli dèi, oggi viene attribuita agli Illuminati, una sintesi perfetta del carattere divino degli dèi pagani e del ruolo della SPECTRE.

Già Umberto Eco, in una straordinaria Lectio magistralis dal titolo “Conclusioni sul complotto. Da Popper a Dan Brown” (10/06/2015), sosteneva quanto è stato appena scritto. In particolare, sosteneva la necessità di distinguere tra i complotti reali e quelli fantastici, cioè tra quelli che effettivamente esistono e che, a prescindere dal risultato, vengono scoperti e quelli che si nutrono di elementi narrativi.

La fenomelogia del complotto di carattere narrativo, si fonda sulla sua natura misteriosa e insondabile per un motivo ben preciso, lo stesso che sempre secondo Eco, dava linfa al concetto di segreto a parere di Simmel: il segreto appare potente e seducente solo quando è vuoto, perché nella sua vuotezza serba il suo stesso incontestabile potere.

Della necessità di giustificare le cose attraverso un complotto si è scritto e detto tanto ma in pochissimi (forse nessuno) dopo Karl Popper e Umberto Eco sono riusciti a definire il vero problema: il fallimento dei sistemi educativi nel ventunesimo secolo.

Con ciò, non intendo assolutamente sostenere che chi crede in un complotto sia un maleducato o un ignorante, ma piuttosto che la sua capacità di analisi non sia completa. Mi spiego meglio.

Se il metodo scientifico ha permesso all’umanità di vincere numerose sfide e di migliorare le condizioni socio-sanitarie della maggior parte degli individui, perché l’educazione non è riuscita a migliorare la capacità di riflessione degli stessi su determinati problemi e superare la necessità ancestrale di individuare perennemente un responsabile?

Io non credo che i complottisti soffrano di una forma di deficienza, credo piuttosto che spesso, chi si lascia trasportare dalle fantasticherie di una teoria del complotto, non sappia (o non voglia) compiere un passo mentale ben definito.

Facciamo un esempio: credere che il Covid-19 sia stato intenzionalmente lasciato circolare per indebolire l’economia dei grandi paesi dell’Occidente potrebbe essere una storia interessante e plausibile ma dove sono le prove? L’evidenza non serve se non possiamo imbastire una tesi su dei fatti e senza distinzione tra ciò che è vero, plausibile e falso non può esservi mai scelta libera e consenziente.

Perché non limitarsi a riconoscere piuttosto che se è vero che il Covid-19 ha fatto il salto di specie dal pipistrello all’uomo in un mercato cinese, probabilmente il problema è il nostro rapporto con l’ecosistema e che quindi un vaccino, probabilmente, non ci salverà?

In conclusione: credere ancora nel 2020 nei complotti non è deficienza ma disattenzione, imprudenza e scarso utilizzo del metodo scientifico. Come si può risolvere tutto questo? Restituendo innanzitutto fiducia alla logica e restituendo quindi fiducia ad un completo progetto di ristrutturazione dell’educazione nelle scuole.

Lamentarsi delle fake news, infatti, senza ricordarsi dei disastri di un sistema educativo obsoleto è come preoccuparsi di non avere abbastanza posti in TI dopo anni di tagli alla sanità: una presa in giro.

In gioco non c’è la poltrona per chi guiderà la SPECTRE nel 2021 ma il senso della nostra democrazia per i prossimi decenni e badate bene, non scrivo questo perché un organismo sovranazionale e segreto abbia ordito un complotto, ma perché, come già ribadito, se un cittadino non è libero dalla paura non sarà mai un vero cittadino nell’adempimento dei propri doveri civici.

About the author

Nicola De Vita

Classe 1994.
Amministratore unico, socio & responsabile commerciale presso Quolit SRL.
Collaboratore presso Generali Italia S.p.A. da settembre 2020.
La passione per l’innovazione e il mondo delle imprese mi spinge ogni giorno a lavorare per diversificare il mio profilo, ampliando, quindi, quanto possibile il panorama delle mie conoscenze e competenze.
Cercatore insaziabile di novità, avido lettore, appassionato di storia, arte, cinema e musica.
Credo fortemente nella capacità del singolo di migliorarsi attraverso il lavoro e l'impegno.

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