Economia & Mercati

Cosa succede al Capitalismo italiano?

Written by Nicola De Vita

 

Con la vendita di Italo agli americani c’è chi torna a interrogarsi sul ruolo del capitalismo italiano.

Secondo molti analisti la vendita della società rappresenta l’ennesimo caso di cedimento davanti al capitale straniero e quindi l’evidente dimostrazione che gli imprenditori italiani preferiscono speculare piuttosto che investire sul lungo termine. Ma è davvero tutto così scontanto?

La storia in breve: Italo – Nuovo Trasporto Viaggiatori (NTV) è un’impresa ferroviaria italiana privata che opera nel campo dei trasporti ferroviari ad alta velocità. La società venne fondata nel 2006 da Luca Cordero di Montezemolo, Diego Della Valle, Gianni Punzo e Giuseppe Sciarrone con l’intenzione di competere sulle linee ad alta velocità italiane, in vista della liberalizzazione del settore ferroviario nell’Unione europea.

Dopo alterne vicende, l’affermazione come player fondamentale nel settore e l’avvicinamento degli americani:  Global Infrastructure investe ufficialmente.

Sul tavolo resta quindi una questione oggettivamente interessante: una società come NTV, che con grande difficoltà è riuscita a resistere in un mercato solo formalmente competitivo, passa in mano straniera. Perché?

Inizialmente tutti credevano che la società si sarebbe quotata in Borsa, ma il blitz americano ha (per il momento) allontanato questa possibilità. Di base se un fondo come Global Infrastructure investe in una società italiana acquistandone la maggioranza ad un prezzo giudicato adeguato significa che allora siamo ancora capaci di creare ricchezza.

Sicuramente è la svendita o peggio l’eutanasia di aziende partecipate che dovrebbe preoccuparci…

Ma quanto è costata Italo agli americani? Oltre due miliardi di euro. Per essere precisi, l’offerta valorizza la società oltre 2,45 miliardi di euro, comprendendo i quasi 500 milioni di debito.

I paladini del made in Italy Luca Cordero di Montezemolo e Diego Della Valle tradiscono il Made in Italy?

Niente di più falso. Se qualcuno ha tradito il Made in Italy nello scenario imprenditoriale italiano ha venduto merci prodotte in Cina con l’etichetta “Made in Italy” appunto, ed è cosa ben diversa da quella accaduta in questo specifico caso.

Montezemolo e Della Valle hanno compiuto una brillante operazione di mercato, hanno valorizzato una società che ripetiamolo, non neghiamolo per favore, ha operato in un mercato difficile e profondamente ostacolato anche dalla politica.

NTV in definitiva può rappresentare per molti aspetti una best practice internazionale: un modello da poter esportare altrove nonostante i difficili anni  passati per arrivare ad una gestione in grado di produrre utili e margini in crescita (senza dimenticare i sacrifici economici della fase di startup e le risorse dell’aumento di capitale del 2014 che ha evitato di portare i libri in tribunale…

In una nota Carlo Calenda, ministro dello Sviluppo economico e Pier Carlo Padoan, responsabile del Tesoro, hanno dichiarato che avrebbero preferito la via della quotazione in Borsa. “Rappresenterebbe il coronamento di una storia di successo”.  E’ un bene che il potere pubblico non interferisca troppo nella scelta dei privati. Ma questo deve essere sempre valido. Molti si sono infatti chiesti dove fosse il governo quando nel 2014 la società aveva sfiorato il fallimento…

Va bene, un problema dei privati…ma tale deve restare. Sempre allora.

Resta indubbio che il settore presenti ancora dei notevoli dettagli di criticità.

Nell’attesa del responso da parte dell’autorità europea garante per la concorrenza e per il mercato , non resta che continuare a riflettere sul difficile rapporto tra capitale privato e politica e, naturalmente, sull’effettiva ambizione del primo.

Che esso pecchi spesso di evidenti complessi di inferiorità è evidente ma la situazione è talvolta più complessa di quanto sembri e il difficile rapporto con la sfera pubblica, incapace di incoraggiare veramente il merito, gioca un ruolo da non trascurare…

Un caso dove le colpe stanno da entrambe le parti allora, un caso dove ancora una volta i fantasmi del passato continuano a legare le scelte degli attori del presente…

Resta indubbio che ci sono anche aziende italiane che acquistano all’estero (vedi Ferrero), per cui abbatterci non ha senso.

Se manca qualcosa piuttosto è la capacità di fare innovazione come sistema. Ma questo, lo sappiamo bene, non sarà mai possibile fino a quando non impareremo a spiegare il mondo con un codice e uno schema veramente nuovo…

About the author

Nicola De Vita

Classe 1994.
Autore de "L'alba di sangue".
La passione per l’innovazione e il mondo delle imprese mi spinge ogni giorno a lavorare per diversificare il mio profilo, ampliando, quindi, quanto possibile il panorama delle mie conoscenze e competenze.
Cercatore insaziabile di novità, avido lettore, appassionato di storia, arte, cinema e musica.
Credo fortemente nella capacità del singolo di migliorarsi attraverso il lavoro e l'impegno.

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