Fritto Misto

Io sono una cattiva persona

Written by Nicola De Vita

In una lettera del 20 maggio 1879, Gabriele D’Annunzio profetizzò il titolo di un film che avrebbe raccontato centoquarantadue anni dopo la sua vecchiaia: “Sono insofferente di qualunque giogo: pronto all’ira ed alle offese quanto al perdono: leale e sprezzatore acerrimo dei vili: avverso per lo più a tutto quello che fa il mondo: amatore ardente dell’Arte nuova e delle donne belle: singolarissimo nei gusti: tenacissimo nelle opinioni: schietto fino alla durezza, prodigo fino allo sciupio: entusiasta fino alla follia…Che più? Ah! Avevo dimenticato una cosa: son cattivo poeta e intrepido narratore di sogni”

Il destino ha voluto che riscoprissi la lettera che ho appena ricordato negli stessi giorni in cui ho deciso di leggere “Poeta al comando” di Alessandro Barbero: romanzo storico dedicato, non casualmente, (forse), all’impresa di Fiume.

“ <<Ah, davvero!>> constatò il Comandante. <<Ebbene, invece noialtri qui disobbediamo. Lo sapeva lei? O non lo sapeva? E’ ben più d’un anno che io disobbedisco. Il verbo obbedire, caro signor capitano, è vecchio, ancorché garibaldino; e i tempi son mutati. Le parole storiche debbon rimanere nei libri scolastici approvati da’ superiori. Oggi obbedire a simili ordini vuol dire tradire!>>”    

Se volessi, ma non voglio, ciò che ho scritto (anzi, ricordato), potrebbe bastare per spiegare il senso di ciò che ho sentito (e sento) ribollire nelle vene e nelle arterie del mio corpo ma no: non mi fermerò ad una lettera e alle parole che il Comandante pronunciò ad un carabiniere che manifestò la volontà di disertare Fiume.

Se volessi, ma non voglio, ciò che ho scritto (anzi, ricordato), potrebbe terminare con un vago accenno al motivo per cui, anche io fieramente ed umilmente, mi ripenso come una “persona cattiva”.

So bene che la maggior parte di voi non capirà e fraintenderà ciò che regalerò ma per me non ha importanza alcuna.

Mi dissero, due persone che ho conosciuto e per mia vergogna stimato, di aver intravisto dietro le mie parole “energie” non ben definite pronte ad esplodere ma, come anticipato, l’impressione che quelle persone ebbero si fermò appunto all’impressione: nefasta potenza che ha preso possesso di cuori sbandati e orfani di porti sicuri.

La verità è che a prescindere dalla vanità che sollecitarono, non esiste e non esisterà mai piena consapevolezza di ciò che ho inteso comunicare e per quanto mi riguarda, credo di non avere colpe.

Tutto ha avuto nuovamente origine osservando il vuoto che ha permeato le persone negli ultimi due anni, vuoto ineffabile e perverso dedito a vincere anche dove non sospetteresti mai: negli spiriti di chi credevi di amare…

“Son cattivo poeta e intrepido narratore di sogni!” ma procediamo con ordine…

Un altro libro, “La cappa” di Marcello Veneziani, ha ricordato alla mia febbrile e instancabile natura, quel vuoto nauseabondo di cui ho già accennato ed è infatti proprio ricordando come ho ricominciato ad osservare il vuoto che potrei tentare una spiegazione.

In principio fu il Lockdown con i balconi e gli arcobaleni… “Andrà tutto bene” gridarono… “Ne usciremo migliori” ripeterono… Ma l’unica cosa che qualcuno, (forse), ha imparato a fare è stato imparare a lavarsi le mani.

Seguì il “coprifuoco” e un lessico disgustoso degno di uno stato di guerra, quindi il terrore e infine il “lasciapassare verde” e il “Super lasciapassare verde”: strumenti perversi e inutili, pensati esclusivamente per strizzare l’occhio a chi, consapevolmente, o inconsapevolmente, non ha mai capito che lo Stato non fa (quasi) nulla per salvaguardare gli ultimi.

Mario Draghi disse che “Il Green pass ci darà la garanzia di trovarci tra persone non contagiose” ma poi, si prese anche lui il Covid, esattamente come migliaia (che dico?) milioni di italiani che avevano creduto al punto 9 del foglio illustrativo Pfizer consegnato prima della “salvifica” puntura (“Non si può contrarre la malattia Covid-19 in seguito alla somministrazione del vaccino perché l’RNAm inoculato non può indurre la replicazione del virus”).

Non mi impegnerò in una critica a chi ha detto “Si ma con il vaccino non si finisce in terapia intensiva!” …

Non ho tempo e forse, non ho neanche voglia di spiegare quanto poco scientifica sia stata quell’affermazione…

In ogni caso, il virus è mutato e nessuno se n’è accorto. Allo stesso modo, è mutato il nostro approccio verso la realtà e tutti coloro che non hanno capito che criticare i presupposti pratici, giuridici ed etici dei lascia passare non significava essere contrari alle vaccinazioni a prescindere sono diventati paladini di una democrazia che non esiste più.

Quando mi costringo ad osservare la cappa che minaccia quel poco di bellezza che è rimasto nel mondo, non trovo mai ispirazione ed elementi su cui riflettere, bensì opachi strascichi di deliri altrui.

Confrontarsi è divenuta infatti impresa impossibile poiché chi ha ceduto per asfissia non ha più niente di suo ma solo slogan e “pensieri” digeriti e defecati da qualcun altro.

Tutto è pensato per soddisfare funzioni pratiche e tutto, di conseguenza, si deve spiegare alla luce di rituali economici.

Io, che ho sempre apprezzato la libertà di impresa, non mi riconosco più in un capitalismo troppo poco competitivo ed eccessivamente predatorio.

Io, che ho sempre apprezzato (e studiato) il mercato, non mi riconosco più in logiche (?) vessatorie ed eccessivamente sclerotizzate.

Sarà un difetto del mio essere, non c’è dubbio…allo stesso modo, sarà un difetto del mio essere il pregare una trasparenza che nessuno sembra volere (nonostante l’ardore democratico che sembra infiammare lo sdegno di chi non ha capito esattamente ciò che è accaduto in Ucraina) ma chissenefrega.

Non ho più intenzione di convincere qualcuno di qualcosa, la partita è perduta e Dio solo sa cosa potrà accadere domani…

Ciò che resta, ed è forse un bene che resti proprio ciò che sto per scrivere, è la forza di continuare nonostante l’incomprensione.

Ho amato follemente cose e persone, non mi sono mai negato ma l’ardore che ha bruciato le mie voglie non è mai stato incoraggiato.

Ho cercato, disperatamente, di spiegare emozioni e pensieri ma l’unico spazio in cui ho capito di essere capito non ha mai vissuto dove hanno trovato terreno fertile i luoghi comuni.

Certo, chissenefrega, mi sentirei di ripetere…

Accettare il Nulla che dilaga ormai deve essere prioritario poiché al Nulla niente si può opporre se non una consapevolezza divergente che vada oltre la necessità di sentirsi apprezzati (e capiti, naturalmente) …

Gli antichi greci avevano inventato i miti per spiegare la vita e avevano avuto addirittura il coraggio di spiegare l’amore servendosi di concetti come “agape” ed “eros” … noi, al contrario, ci siamo addormentati e nonostante la fortuna di avere la tecnica nelle mani ci siamo resi schiavi della stessa, abbiamo svilito l’amore e pensato che fosse un mero oggetto con cui condire le nostre esperienze già inutili…

L’amore è, ormai, in effetti, una storia Instagram o peggio un post corretto con l’ipocrisia: tutto si vive esclusivamente seguendo “l’istinto”, “la pancia” … tutto ripudia l’impegno e l’ammirazione ma poi tutto si piega nel vomito della delusione, delusione che evitiamo insistentemente perché ignari del potere redentore che può avere il dolore….

Ovunque sono sorti templi dedicati alla “cura”, templi vuoti come i sacerdoti e gli adepti che li frequentano…

Ovunque si affidano inconsistenti speranze nelle mani di “counselor” dalla dubbia professionalità, “palloni gonfiati” spesso e volentieri dediti alla pratica di terapie che non conoscono e ovunque l’ipocrisia ha iniziato a dilagare con il trucco della “vita libera”.

Ma libera da cosa? Verrebbe da chiedersi…dai vincoli, certo, ma non dal potere…

Si negano le relazioni belle e autentiche per timore del legame e dell’impegno ma si accettano i ricatti per sgobbare e portare a casa uno stipendio misero. Si generano figli avendo il cuore a pezzi esclusivamente perché “bisogna” e si dimentica di tramandare agli stessi qualcosa. Si praticano diete vegane e poi ci si consola acquistando abiti firmati. Si accetta di spegnere il condizionatore come ordina Mario Draghi ma poi si dimentica che viviamo di petrolio e che il petrolio che tra un po’ mangeremo viene da paesi dove i diritti umani non esistono.

Possiamo illuderci che tutto sia normale, che vivere significhi esclusivamente avere un tetto sulla testa e un lavoro che non ci piace ma di fronte allo specchio che esigerà un pagamento ogni mattina e di fronte alla depressione strisciante che sterilizzeremo con altri vizi cosa potremo rispondere?

Le maggioranze continueranno ad illudersi di “stare bene” ancora a lungo grazie ai riti che praticheranno e alle amenità che qualche guru venderà loro a carissimo prezzo ma tutto sarà sempre più stantio e debole e in pochi lo capiranno…

Si dica pure che quello che “non sta bene” sono io. Sinceramente non mi importa. Si dica pure che ho sbagliato e che il mondo non può essere cambiato (fatto già appurato anche dal sottoscritto) ma non si dica mai che abbia peccato di incoerenza e codardia.

A me non importa più la forma, l’apparenza, l’ovvio…io aborro la “cancel culture”, (figuratevi un po’)!

Io aborro l’incoerenza e il pressapochismo, la testardaggine e l’ottusità di chi ancora segue fideisticamente la leggenda dell’istintività fine a sé stessa, io ripudio la viltà, l’irriconoscenza e il disonore per cui consentitemi di godere del lusso di credere senza avere una Chiesa e una fede precisa, (“credo in un solo Dio…”), consentitemi di godere del lusso di sperare nel bello e nelle piccole cose, consentitemi il lusso di ignorare ogni vano tentativo di comprensione…

“Io son cattivo poeta e intrepido narratore di sogni” …

About the author

Nicola De Vita

Classe 1994.
Autore de "L'alba di sangue".
Amministratore unico presso Quolit Srl e consulente presso Inmodo-aurum Srl.
Cercatore insaziabile di novità, avido lettore, appassionato di storia, arte, cinema, musica, buona cucina e buon vino.
Credo fortemente nella capacità del singolo di migliorarsi attraverso il lavoro e l'impegno.

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