Politica Interna & Affari Esteri

Incomprensioni fatali

Written by Nicola De Vita

Nelle ultime ore, il dibattito pubblico italiano ha (magicamente) dimenticato il Covid-19 e si è diviso, di conseguenza, sul fronte ucraino.

A prescindere, tuttavia, dalla condanna nei confronti della decisione di Putin, qualcuno ha infatti sostenuto che la reazione russa è stata una conseguenza (quasi) inevitabile non solo del fraintendimento in seno al Donbass ma anche dell’allargamento a est della NATO ma nonostante l’evidenza storica a sostegno della tesi appena ricordata, la pretesa di condannare Putin “senza se e senza ma” è cresciuta a tal punto da equiparare, quasi inevitabilmente, chi ha preteso un confronto storico a chi vorrebbe Vladimir Putin comandare il mondo!

Non scherzo.

Ormai, non è purtroppo una novità osservare quanto il dibattito pubblico (non solo italiano) sia spesso ideologico e capzioso e non a caso anche sul tema Ucraina è stato capace di mettere tutto nella stessa soluzione e di bandire ogni forma di analisi storica e geopolitica.

Ciononostante, considerata la mia personale esperienza in fatto di sonore divergenze, insisterò nel ripetere che la storia e la geopolitica non sono fiabe, non contemplano l’esistenza di “buoni” e “cattivi” ma guardano con lucidità e spietatezza a questioni che spesso nella quotidianità si preferisce dimenticare.

Veniamo dunque al punto: leggere commenti del tipo “Putin teme un contagio democratico” può essere per certi aspetti fuorviante perché potrebbe impedirci di non comprendere fino in fondo la questione.

E’ vero, Putin non è un capo di stato democratico ma parliamoci chiaro una volta per tutte: all’Occidente i dittatori non possono piacere solo quando non servono più.

I paesi membri della NATO sono 26 e tra questi vi sono anche la Turchia e l’Ungheria, di conseguenza la presenza della NATO non può essere sinonimo (in termini assoluti) di democraticità.

Ma a prescindere dall’Ungheria e soprattutto dalla Turchia (paese da sempre strategico non solo per la NATO ma anche per la Russia), cerchiamo di evidenziare un ulteriore concetto: il contagio democratico che effettivamente Putin dovrebbe temere ha qualcosa a che vedere con quel non troppo antico adagio di origine statunitense che prevedeva di includere la democrazia tra i beni da esportare?

Se così fosse, dovremmo a questo punto fare i conti con un particolare non del tutto irrilevante: dopo la Seconda guerra mondiale quante volte gli Stati Uniti d’America sono riusciti in questa missione?

Escludendo il Vietnam e i conflitti avvenuti nello scorso secolo, cerchiamo dunque di ricordare cosa hanno significato gli interventi in Afghanistan, Iraq e Libia.

La guerra in Afghanistan, iniziata il 7 ottobre 2001, ha visto l’avvio delle ostilità con l’invasione del territorio controllato dai talebani, organizzazione politica che vorrei ricordare fu ampiamente sostenuta dagli USA in chiave antisovietica tra il 1979 e il 1989.

Il conflitto fu giustificato dall’amministrazione Bush nell’ambito della guerra al terrorismo, (in seguito agli attentati dell’11 settembre 2001) ma le sue motivazioni non si esaurirono a Kabul: l’obiettivo di distruggere al-Qaida e di catturare o uccidere Osama bin Laden portò infatti, due anni dopo, ad iniziare la guerra in Iraq (la seconda guerra del Golfo).

In questo caso, oltre a proseguire la repressione contro al-Qaida, l’Occidente si impegnò a deporre Saddam Hussein, leader assoluto del paese mediorientale dal 1979.

Infine, nel 2011 una coalizione internazionale fortemente voluta dalla Francia, depose Gheddafi in Libia in seguito alla rivolta del popolo libico e all’infiammarsi di una triste guerra civile.

Ora, escludendo le ripercussioni quasi costanti di questi conflitti (ripercussioni che hanno comportato ovunque un vuoto di potere e un aggravamento dell’instabilità politica), tutti gli interventi appena ricordati possono essere ricordati seguendo una costante unica: quella del denaro.

Già. Lungi da me ogni considerazione di carattere morale, ma la contingenza storica mi costringe a ricordare che lo sviluppo di una nazione (soprattutto se questa nasce e cresce impero), non può prescindere dalle implicazioni geopolitiche, implicazioni che, piaccia o no, significano soprattutto energia, ossia petrolio e gas.

Funziona così. Punto.

Per quanto deprecabile possa essere, l’energia elettrica con la quale ricarichiamo i nostri smartphone deve pur venire da qualche parte no?

I talebani, come già ricordato, furono ampiamente sostenuti dall’Occidente durante l’invasione dell’Unione sovietica (pur avendo già dato prova di cosa significasse essere integralisti), Saddam Hussein è stato un partner strategico in Medioriente fin dalla sua ascesa al potere e Gheddafi non è stato da meno poiché oltre ad essere stato uno dei principali fornitori di materie prime dell’Italia è stato anche l’argine di tutti quei flussi migratori che “dovevamo aiutare a casa loro” …

Va bene, ma in Occidente potrà rispondere qualcuno viviamo sicuramente meglio grazie alla democrazia…certo! Ma a quale prezzo?

Negli ultimi dieci anni sembra che il mondo sia completamente impazzito tra crisi economiche, crisi migratorie, crisi ambientali e crisi sanitarie…

Siamo sorpresi perché negli ultimi decenni noi occidentali ci siamo abituati a vivere in modo relativamente pacifico, confondendo la nostra prosperità con la normalità delle cose ma è stato un errore, un errore di prospettiva che ci ha portato a scambiare il nostro piccolo stagno con l’intero oceano della storia…

Ma se allarghiamo lo sguardo sul passato, troveremo un’infinità di guerre ed epidemie e no, non si tratta di eccezioni, bensì di eventi assolutamente normali e ricorrenti.

Potreste pensare che questi eventi siano così distanti da non riguardarci più, ma problemi simili hanno caratterizzato quasi tutte le epoche e secondo gli storici ciò è inevitabile, perché la storia è una ripetizione costante dove i forti continueranno sempre ad approfittare dei deboli…

Per cui, lasciate che lo ribadisca: i forti che hanno approfittato dei deboli per molto tempo siamo stati noi e l’ipocrisia, credetemi, non ci salverà.

Elettrodomestici, dispositivi tecnologici, lusso e cibo in eccesso da dove credete che siano venuti?

Gli smartphone che usiamo per condividere stupidaggini come credete che siano stati costruiti?

Invadere un paese ha un costo, non solo economico ma anche in termini di vite (credo che gli Stati Uniti d’America ne sappiano qualcosa…) per cui, liquidare l’operazione di Putin in Ucraina come un gesto esclusivamente ispirato dalla sete di potere potrebbe essere estremamente riduttivo.

La Russia non è più come ai tempi dell’Unione sovietica un impero mondiale come gli Stati Uniti, ma non è nemmeno solo una potenza regionale, periferica o una potenza in disfacimento come prima dell’ascesa di Putin; alla luce di questa considerazione, si dovrebbe riconoscere un’area circostante in cui evitare di stringere la Russia in assedio da tutte le parti e questo, cari amici, è un principio che non ho inventato io.

Vi ricordate cosa accadde, a parti invertite quando a Cuba l’Unione sovietica installò i suoi missili contro gli Stati Uniti? Devo ricordare, un’altra volta, gli interventi militari in Afghanistan, Iraq e Libia?

Perché Putin è tanto diverso dagli Stati Uniti d’America? Certo, Putin non è simpatico, non è liberal-democratico, la Russia è un’autocrazia con tratti illiberali, il suo curriculum ci spaventa, il suo sguardo non parliamone…

Ma siamo veramente così sicuri che sia solo una questione di valori?

Fino a prova contraria, non siamo stati noi, senza allargarci troppo, ad auspicare la morte per i “no vax” fino all’altro ieri? A isolare chi compiva delle scelte giuridicamente legittime sul proprio corpo? A minacciare il congelamento dei conti correnti per chi partecipava ad una manifestazione?

Certo, l’Ucraina è stato un paese indipendente e di conseguenza la sua adesione alla NATO (e all’Unione europea) non avrebbe dovuto provocare la reazione di un paese straniero, ma la NATO non ha mai cessato di essere un’alleanza militare e in quanto tale non ha mai cessato di essere una ragione di contesa per cui occorre chiedersi: ridiscutere la NATO avrebbe potuto permettere all’Ucraina un avvicendamento diverso all’Europa? Ridiscutere la NATO avrebbe potuto impedire un malinteso nel Donbass dove esiste un problema che abbiamo ignorato per ben otto anni? Ridiscutere la NATO avrebbe potuto permettere di trovare un accordo con la Russia senza implicazioni spaventose?

La follia a cui siamo giunti rischia di colpire maggiormente noi, paesi energivori che fino all’altro ieri abbiamo comprato il gas a prezzi di favore e che ora rischiamo una catastrofe.

La follia a cui siamo giunti rischia di spingere la Russia tra le braccia della Cina in modo definitivo.

Si tenga ben presente, in conclusione, il seguente elemento: i “buoni” e i “cattivi” non esistono in termini assoluti.

Certo, se tornassi indietro nel tempo non esiterei a schierarmi con il fronte alleato contro il nazifascismo ma non dimenticherei comunque, forse a causa della mia inguaribile diffidenza, quanto pericoloso sia essere estremamente ideologici… (Infatti, non credo ignorerei i Gulag e i bombardamenti indiscriminati di Montecassino e altre città europee) …

La verità, pertanto, è probabilmente una sola: l’essere umano è, e resterà temo sempre, una creatura semplice, una creatura egoista e profondamente influenzabile dall’avidità.

P.S. Se non è chiaro, la guerra comporta sempre una perdita per tutti.

P.P.S. Non ho dimenticato la Siria ma credo che discutere di Siria comporterebbe la scrittura di un libro.

About the author

Nicola De Vita

Classe 1994.
Autore de "L'alba di sangue".
Amministratore unico presso Quolit Srl e consulente presso Inmodo-aurum Srl.
Cercatore insaziabile di novità, avido lettore, appassionato di storia, arte, cinema, musica, buona cucina e buon vino.
Credo fortemente nella capacità del singolo di migliorarsi attraverso il lavoro e l'impegno.

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